il video di Bitter Thoughts di Why?, dal nuovo album Mumps, Etc - una produzione di Lightborne.
Andrea Mangia aka Populous, da anni appostato in quella nicchia della scena musicale indie italiana che è la musica elettronica. Pur restando nella sua Puglia, sbarca presto in scenari molto mittel-europei col suo sound di elettronica minimale e molto ricercata. La sua musica sembra avere come punti cardinali allo stesso tempo Kanye West e Piero Umiliani, Fennesz e Morricone. A parole sembra un’accozzaglia senza senso, ma fidatevi che non lo è.
Dopo tre dischi come Populous, progetti italiani come Girl with the Gun o Echoes Of The Whales, tanti remix (fatti e ricevuti) ed altre collaborazioni, arriva ora con un nuovo binomio: Life & Limb.
Volevamo capirne di più e così Andrea Firrincieli gli ha fatto qualche domanda per noi:
La prima volta che ho scritto di te ti ho definito “l’ambasciatore italiano nella casa di Thomas Morr”: la Morr Music di Berlino è un’etichetta che ha fatto la storia di certa elettronica indie europea (un nome tra tutti: Lali Puna), e credo a tutt’oggi che tu sia l’unico artista italiano ad aver pubblicato 3 dischi con loro. Ci riassumi la tua collaborazione con Morr?
Quando è cominciata la mia collaborazione con Morr (fine anni ‘90) la scena delle etichette indipendenti era al top: tantissime label, validissime, con identità-suoni-grafiche ben precise. Esisteva il pianeta Warp, e poi tantissime sub-labels che gravitavano attorno come satelliti. Morr era una di queste. Credo che fu “Salamander” degli Isan a spingermi a mandare loro dei provini. Da quando Thomas mi rispose entusiasta è nata prima un’amicizia fatta di scambi di ascolti, pareri e idee; successivamente la naturale proposta di entrare nel loro roster. E’ inutile che io ti dica che mi ci sono trovato benissimo, anche se mi sentivo sempre la pecora nera della famiglia: quando tutti facevano indietronica io me ne sono venuto fuori con il glitch-hop di Quipo [il primo disco di Populous su Morr, uscito nel 2002 ndr] e quando tutti facevano alternative hip-hop (alla Anticon) io ritornavo indietro di 50 anni con Drawn in basic [disco del 2008, firmato Populous with Short Stories, ndr.]. Ho ancora in contratto un altro disco con loro ma, onestamente, non credo uscirà mai.
A me sembra che la Morr ultimamente abbia perso una piega strana: produce quasi esclusivamente piccoli progetti folk, tipicamente band islandesi o roba simile. L’indietronica non tira più?
Non credo sia una scelta di mercato (anche se con Soley credo abbiano fatto un discreto centro). Thomas pubblica solo quello che a lui piacerebbe ascoltare/acquistare. Ora è nella fase “islandese”. Non per difenderlo (alcune uscite sono in effetti indifendibili), ma con l’indietronica aveva già dato.
Quipo, ma soprattutto Queue for Love: due dischi in cui si nota un originale blend tra hip hop ed indietronica (tu parlavi di glitch-hop). A mio avviso sei stato uno dei pochi da queste parti a recepire quello che dall’altra parte dell’oceano stavano facendo gli artisti della Anticon. A testimonianza la tua collaborazione con Dose One in ”My Winter Vacation”. Ti ci trovi in questo scenario?
Sicuramente è stata una scena, forse meglio un intero periodo, molto eccitante e stimolante. La collaborazione con Dose One è stata solo la ciliegina sulla torta. Ero incredulo all’idea che chissà dove in giro per il mondo ci fosse altra gente bianca e “nerd” che cercava di esprimersi in un modo così borderline. Credo di aver realizzato in quel momento cosa si prova a nascere in un corpo sbagliato. L’hip hop, geneticamente, non è un affare da bianchi; eppure, una chiave di lettura fresca è stata trovata. Anche se solo in minima parte sono stracontento di aver contribuito alla scena.
Con Short Stories, moniker dell’MC americano Mike McGuire, c’è un nuovo slancio in avanti: spicca la ricerca un minimalismo molto dettagliato sulle basi ma anche sulla struttura dei pezzi che diventano mini anche nella durata. Come vi siete conosciuti e qual’è la differenza rispetto ai dischi precedenti?
Ci siamo conosciuti ai tempi di Myspace, quando mi scrisse un messaggio di complimenti. Io ascoltai i pezzi che aveva sul player e ne rimasi subito colpito. Da subito c’è stato feeling: due caratteri simili, sempre in cerca di nuovi stimoli e con un mucchio di ascolti (vecchi e nuovi) in comune.
Io sono uno che si stanca di una cosa nuova prima ancora di averla appresa fino in fondo. Mentre faccio A mi sono già innamorato di B e così via. Sono una spugna e ho sempre bisogno di nuovi stimoli per andare avanti. Diciamo che Mike (Short Stories), oltre che un amico vero, s’è rivelato essere un continuo input di idee e proposte. E’ una persona che come me si entusiasma e non ha paura di comunicartelo. Cominciare a lavorare assieme è stata la svolta di un modus operandi che ormai mi aveva stancato. Lavorare sempre da soli nella propria cameretta è cool, ok, ma poi ti rompi il cazzo. La sua voce è stato il mezzo con cui ho potuto cominciare a sperimentare e giocare con il pop. Lui poi ha questo registro un pò da Billy Corgan e, gli Smashing Pumpkins (in particolar modo “Siamese Dream”), sono stati la colonna sonora dei miei 13 anni, sospesi com’erano tra rumore e atmosfere dream. Quando ho spiegato a Mike il concept che m’era venuto in mente per “Drawn in basic” (mischiare cioè l’elettronica dei pionieri come Raymond Scott e Bruce Haack con il dream pop dei My Bloody Valentine) la risposta è stata immediata quanto decisa: “Awesome! Let’s do it!”.
E ora torniamo ai giorni nostri: arriva Life & Limb, [a me il nome ha subito fatto tornare in mente il ritornello del pezzo dei Fugazi “Life on a limb”, ma forse non c’entra nulla…] progetto già approdato in Giappone e si spera presto in Europa. Come nasce questa tua nuova esperienza? E cosa la differenzia dal progetto Populous?
Né io né Mike siamo stati mai tanto propensi a firmare il nostro disco su Morr come Populous & Short Stories. Ma loro ci convinsero dicendo che a livello di mercato sarebbe stata cosa più saggia. Però l’idea di dare un nome unitario al progetto c’era sempre stata. Mentre usciva “Drawn in basic” mi sono ammalato ed ho immediatamente messo tutto in stand-by. Dopo un paio d’anni di buio totale sono fortunatamente riuscito a risolvere i miei problemi, ma non avevo comunque voglia di riprendere a far musica. Il primo vero scossone l’ho avuto conoscendo Trish Keenan dei Broadcast, con il quale è nata un’inaspettata quanto genuina amicizia. Non potevo credere che un mio mito era in contatto con me! Dopo qualche mese lei è venuta a mancare, per causa tanto nota quanto surreale. Io ci ho messo un po’ a riprendermi. Il fatto che lei amasse la mia musica e che mi avesse addirittura proposto una collaborazione, mi ha convinto a riprendere a produrre. Mi sono sentito quasi in dovere di farlo. Appena Mike, che nel frattempo mi pressava a riprendere, ha saputo della mia decisione ha fatto il resto. Tonnellate di idee ed entusiasmo a profusione. I Fugazi ci hanno levato subito l’impiccio del nome (viene esattamente da lì e ti ringraziamo per aver colto subito la citazione!). Quanto poi alle differenze stilistiche… non credo che ce ne siano poi tante; diciamo che è solo passato del tempo, ma alla fine siamo sempre noi due.
Remix a parte, abbiamo ascoltato fin ora due pezzi del progetto Life & Limb: “Nadja”, “Carry on”. Nel secondo pezzo è molto riconoscibile un loop presente anche in Kid Loco “A grand love theme”. Unito allo slogan sulla vostra pagina facebook ‘slow is better’ mi fa pensare ad un ritorno alla chill out delle origini:
Apprendo solo ora questa cosa di Kid Loco, mio amore di gioventù. Ti correggo però dicendoti che in realtà entrambi abbiamo attinto dalla stessa “sorgente sonora”. Slow is better è il nostro motto ed effettivamente è in parte collegato al nostro background di ascolti a bassa battuta. Qualcuno ha detto Portishead?
Tra gli italiani che fanno musica puramente elettronica e ad un certo livello io ci metto te, i Port-Royal e il recente progetto M+A… e non mi vengono molti altri nomi. In questi anni di attività ‘nel settore’, ti sarai fatto qualche idea sulla scena elettronica italiana: nel momento in cui portali come Soundcloud aprono orizzonti globali, qual’è il tuo giudizio su quello che si produce da noi?
Entrambi i progetti che hai citato sono validissimi, ma non di certo gli unici. Avrei una lunga lista di gente altrettanto interessante ed esportabile. Non è un caso se nei blog stranieri si parla di tutta questa gente e non dei gruppi indie-folk-rock italiani che grazie a dio rimangono confinati in territori nazionali. Sono discretamente soddisfatto di come si stanno mettendo le cose. Non scordiamo che abbiamo anche gente che in ambito puramente dance è celebrità a livello planetario e questo è stimolo per tanti producers giovani. Purtroppo fatichiamo più in altri generi. Personalmente di tutti questi cantautori e rocker che si esprimono in italiano ne farei volentieri a meno. Mi sembra che in Francia nessuno rompa i coglioni e accusi i Phoenix di cantare in inglese, eppure il nazionalismo lì è ancora più sentito che in Italia.
Quando ti potremo vedere in concerto?
Io e Mike moriamo dalla voglia di metter su un set-up live ma tutto è fottutamente complicato se di mezzo c’è un intero oceano. Una soluzione la troveremo. Forse per alcuni mesi vivrà in UK, per lavoro, e lì sarebbe la svolta! Nel frattempo accontentatevi dei nostri dj-set. Io ora sono in pieno trip disco, sappiatelo!!
Questa è una minaccia! Faccio finta di nulla e ti chiedo cosa ci consigli tra le uscite del 2012?
Tennis (il mio disco dell’anno), Grizzly Bear, Frank Ocean, Beach House, Julio Bashmore, Jonti, Eels On Heels, Vadoinmessico, Santigold, Michael Andrews.
heard readers say, “I don’t like this book because I don’t sympathise with the main character.” […] The language of sympathy and identity and what we call political correctness is killing the way we read. That’s like the end of civilisation. That is the end. In that little sentence is a misunderstanding so profound about the nature of art, education and why we are reading, that it makes you despair. Who ever told anyone that they read a book in order to find themselves?
Two great contributions to Bon Iver Remix Contest.
“Holocene” remixed by Hura Yup and Indian Wells.
More info: http://www.indabamusic.com/opportunities/bon-iver-bon-iver-stems-project